Trentinara

Storia e leggenda

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Trentinara, centro agricolo di antiche origini, si trova a 606 s.l.m. sulla terrazza terminale del monte Cantenna, affacciato sull'alto corso del Solofrone.
Fondata dai profughi di Paestum nel sec. IX e ricordata dall'epoca Normanna deriva il suo nome, secondo tradizione, dai soldati a guardia dell'acquedotto della città. 
I soldati o erano trenta di numero o duravano in carica trent'anni o ricevevano una paga di trenta denari.
Il toponimo è, comunque, un derivato del numero trenta e potrebbe alludere anche a misure terriere.
Il toponimo è attestato in Catalogus Baronum (in "Trentinaria" "De Trentenaria" "Trentennaria").

 


Secondo la testimonianza di Plutarco, nelle gole di Tremonti, tra Trentinara e Giungano, morì Spartaco, il liberto che osò sfidare Roma in nome delle libertà e della democrazia e fu ucciso in battaglia da Crasso. Trentinara fu un marchesato. Signore di Trentinara fu, tra gli altri, Bernardino Rota, delicato poeta umanista che parla delle bellezze del paesaggio dei suoi possedimenti (Trentinara e Giungano) in una Egloga in latino. Gli ultimi marchesi di trentinara furono i De Angelis, che si fregiarono del titolo fino alla prima metà del XX.mo secolo. Trentinara partecipò attivamente ai moti rivoluzionari cilentani del 1848, che ebbero nel capaccese Costabile Carducci l'eroe più rappresentativo. Molte vie sono intitolate ai martiri di quell'avvenimento storico. Quei moti furono rievocati solennemente nel centenario del 1948 con la partecipazione dell'allora Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, l'onorevole Giovanni Porzio.

Nel 1943 Trentinara salì alla ribalta della cronaca nazionale ed internazionale perché sulla
Piazzetta Panoramica, in felice posizione strategica, i Tedeschi avevano installato una postazione militare che l'Esercito Alleato faticò non poco ad espugnare. In quella occasione il paese corse il rischio di essere raso al suolo.

  

La Leggenda

 

Uno degli angoli più caratteristici e paesaggisticamente più belli è la località preta 'ncatenata, che si affaccia a precipizio sull'abitato di Giungano e che è così chiamato per la particolarità di due enormi macigni naturalmente incastrati tra di loro tanto da risultare apparentemente incatenati.
La leggenda popolare narra di una contrastata storia di amore e morte che vide protagonisti la bella Isabella, figlia del marchese, ed il forte giovane capobrigante Saul.
Pur di non rinunziare al loro amore i giovani preferirono suicidarsi lanciandosi abbracciati dall'alto della rupe, come canta in una bella poesia il poeta cilentano Giuseppe Liuccio, che qui ha avuto i natali:


Chesta è 'na storia r'amore e morte;
chesta è 'na storia violenta, amara;
chesta è 'na storia re gente forte
ca se racconta a Trentenara"
........
........
E tenennose abbrazzati
chisti rui 'nnamorati
stritti stritti 'ncatenati
già so' pronti pe muri
E se vasano contenti
proprio 'mponta la montagna
m ò l'amore l'accompagna
si la morte adda veni
E se iettano abbrazzati
pe la preta 'ncatenata
Isabella 'nnamurata
e Saullo là pe llà."